Educazione affettiva e sessuale come compito quotidiano della famiglia

Incontriamo il nostro esperto, Prof. Gian Luca Bellisario – Presidente Nazionale dell’Unione Italiana Pedagogisti UN.I.PED.

Non credo che esistano tempi da manuale entro i quali formare i propri figli sui temi della sessualità. Occorre, piuttosto, mettersi in ascolto, ovvero in osservazione, alla ricerca di tutti quei segnali di aumentato interesse, di partecipazione emotiva alle discussioni, di ricerca di stimoli esterni, che possano indicarci, contestualmente, l’esigenza di un figlio ad ottenere una serie di risposte in relazione alla propria sessualità e, quindi, alla propria affettività relazionale.

Il motivo per cui non è il caso di dare ai figli, tutte insieme, risposte sulla sessualità e sull’affettività, è quello di evitare che essi possano andare incontro ad un’esperienza squilibrata e intasata da una serie di informazioni che, poiché troppo numerose, non possono essere adeguatamente elaborate come risposte alle proprie domande reali. Il risultato sarebbe quello di un’educazione squilibrata, confusa e intempestiva.

Quale atteggiamento di fronte alle domande dei figli

Domanda. Professore, quale atteggiamento assumere di fronte alle domande dei nostri figli sulla sessualità?

Risposta. L’esigenza di un’attenta educazione sessuale diventa necessaria fin dall’adolescenza poiché viviamo in un’epoca di costumi molto liberalizzati, di messaggi erotici ed erotizzanti, collegati spesso più alla genitalità che alla sessualità e che, quindi, sviliscono il valore fondamentale della persona intesa come soggetto capace di relazioni non solo fisiche ma anche soprattutto sentimentali ed emotive. La famiglia ha il compito importante di prevenire il fatto che l’adolescente possa entrare in una "realtà fantasmatica" ovvero in una dimensione nella quale le risposte non date dai genitori vengano cercate altrove. Alla famiglia tocca avere le idee chiare per evitare che ai propri figli arrivino indicazioni sbagliate. Per questa ragione occorre, prima come coppia di genitori, verificare la propria armonia relazionale e poi spingersi a trasmettere ai propri figli, non solo "informazione" ma, soprattutto, "formazione" sulla sessualità intesa come elemento essenziale per una relazione umana basata sull’amore reciproco e, quindi, sul "rispetto".

Ad esempio, un genitore immaturo, sessista o pieno di tabù irrisolti, trasmetterà al figlio il suo tipo di rapporto con la moglie, qualsiasi esso sia. Così anche una moglie che, ad esempio, ha subito un travaglio molto doloroso potrebbe trasmettere ai propri figli ansie e paure relativi al mondo della sessualità; in questo modo i figli potrebbero diventare il suo "parafulmine".

Il genitore ha, dunque, il compito di saper interpretare i segnali che pervengono dal proprio figlio, fornire risposte adeguate, sicure, autentiche, dirette e tempestive, legate a ciò di cui il proprio figlio ha bisogno in quel momento.

Suggerisco di non fornire risposte premature a domande non ancora formulate o a esigenze non rese palesi da parte dei propri figli (rischieremmo, così, di anticipare le esigenze che devono emergere seguendo normali ritmi naturali di espressione).

Ritengo, invece, sia necessario rispondere, ed eventuali domande più o meno dirette, con immediatezza, senza imbarazzi (che potrebbero essere interpretati già come una risposta negativa), usando un linguaggio semplice, onesto, affettuoso e non tecnico, un linguaggio, cioè, che non si discosti dal comune interloquire quotidiano del genitore in casa.

Diventare «amici» dei propri figli: il rischio di una confusione di ruoli

Domanda. Lei crede che occorra diventare "amici" dei nostri figli per avere un dialogo più intimo?

L’essere o il diventare "amici dei propri figli", a mio parere è un grave errore poiché i figli cercano quelle sicurezze che non si trovano in un rapporto di "finta parità" (quello è riservato ai coetanei) ma che si rintracciano, piuttosto, in un’autentica e profonda relazione con la genitorialità autorevole.

È molto importante accogliere sempre le domande dei nostri figli e non considerarle mai come se fossero pervenute in un momento inopportuno. Dobbiamo sempre rispondere, mai rimandare a domani o a quando sarà più cresciuto. Se lo facessimo, nostro figlio potrebbe sentirsi "inadeguato" non solo a ricevere una risposta, ma anche intempestivo nell’aver formulato quella domanda. Evitiamogli questo potenziale senso di colpa.

Le ragazze, le donne, lo stesso atteggiamento di valorizzazione

Domanda. Per le ragazze che diventano donne, il criterio da seguire è lo stesso?

Risposta. Per le ragazze che diventano donne occorre mantenere lo stesso atteggiamento di valorizzazione del "senso" e del "significato", del menarca femminile (ovvero della prima mestruazione) a cui occorre necessariamente preparare psicologicamente una bambina affinché possa comprendere quanto questo segnale biologico rappresenti un momento di gioia che segna una tappa necessaria ed importante della vita l’ingresso nel che simbolicamente rappresenta mondo delle donne. Ridurre questa esperienza emotiva ad un fatto meramente fisico e biologico, fornendo "soltanto" informazioni tecniche di tipo medico, vorrebbe dire perdere una grande occasione per conferire senso e significato a questa esperienza emotiva e psicologica che è tutt’altro che solo biologica.

Fondamentalmente ritengo necessario che il valore globale dell’insegnamento che occorre trasmettere è quello di conferire serenità ai nostri figli cercando di intraprendere un percorso "controcorrente" rispetto ad una società ricca di modelli erotici o pornografici che troppo spesso vengono identificati con modelli vicini alla sessualità fuorviandone, così, il vero senso e la vera natura reale. La sessualità, infatti, non è pornografia, ma è una dimensione di crescita e di gioia emotiva, esistenziale e di relazione con se stessi e con gli altri. Andare "controcorrente" vuol dire essere consapevoli che "i ragazzi chiudono le orecchie ai consigli ed aprono gli occhi agli esempi" (Cit).

La pedagogia del benessere psicofisico in sinergia con le altre professioni

Ecco che nasce l’esigenza di essere genitori o educatori formati prima di pretendere di formare, coerenti prima di chiedere coerenza, maturi prima di chiedere maturità e responsabili prima di chiedere responsabilità. La sessualità che intendiamo insegnare dobbiamo poterla prima vivere e di incarnare in modo sano e consapevole testimoniando quel "senso" profondo della nostra dimensione sessuale che trascende il corpo per diventare espressione del nostro io e della nostra ben più ampia dimensione affettiva.

Ritengo, in questo senso, che la pedagogia del benessere psicofisico in sinergia con la psicologia, la mediazione familiare, etc, quando necessari, possano essere strumenti di supporto alla famiglia e all’adolescente per vivere con maggior equilibrio e serenità questo meraviglioso viaggio attraverso l’adolescenza che poi l’ingresso verso la vita consapevole delle relazioni con se stessi con gli altri.

Professor Dott. Gian Luca Bellisario Presidente Nazionale dell’Unione Italiana Pedagogisti-Un.I.Ped. Pedagogista del Benessere Psicofisic Fondatore della Pedagogia della Totalità sito internet: www.gianlucabellisario.eu posta elettronica: [email protected]