Dalla genitalità alla sessualità: La crisi della coppia e le separazioni. Incontriamo il nostro Esperto, Prof. Dott. Gian Luca Bellisario
Incontriamo in nostro esperto, Prof. Gian Luca Bellisario, Presidente Nazionale dell’ Unione Italiana Pedagogisti – Un.I.Ped. Pedagogista del Benessere psicofisico e fondatore del metodo noto come “Pedagogia della Totalità” – www.gianlucabellisario.eu –
D: Dottore è plausibile pensare, secondo Lei, che i problemi della relazione nella coppia possano nascere da una sessuali- tà mal vissuta? R: Occorre partire dal presupposto che le diffe- renze sessuali, di genere e di identità, (ma- schio/femmina) spesso possono interpretate, erroneamente, come ostacoli da superare per riuscire a vivere, in pieno, quella re- lazione di amore che, nella coppia, parte dall’io per dirigersi verso il tu (reciprocità). Secondo questa insana logica (purtroppo ben ra- dicata nella storia della nostra società)la sessua- lità e le relazioni di coppia vengono vissute come una sorta di specchio che metaforicamente riflette la nostra genitalità nei rapporti interperso- nali laddove “il maschio”, per le sue caratteristi- che fisiche e strutturali, sarebbe estroflesso e proiettato verso la donna che, morfologica- mente, dal punto di vista “genitale” rappresenta simbolicamente “l’accoglienza”, ovvero co- lei che” riceve”. Purtroppo questo schema morfo-biologico non può sempre essere applicato alle re- lazioni interpersonali che non sono sempre “fisiologicamente” complementari. Quando questo modello interpersonale “inadegua- to” , purtroppo, si esprime in ogni ambito del rappor- to di coppia (discorsi, affermazioni, relazioni quotidiane, educazione della prole, etc)crea ine- vitabilmente individualismi, gerarchie e scale di va- lori che non fanno bene a nessuno se non al nostro “EGO” espanso. Anche la sessualità , ovviamen- te, ne risente fortemente e così ogni ulteriore forma di “espressione del proprio se”. Il dialogo e il rapporto rischiano di trasformarsi in competizione, in uno “scontro tra identità” a cui , spesso, deve necessariamente conseguire una fuga nella se- parazione che talvolta, quando non è pa- lesemente una soluzione inevitabile, può rappresentare anche una resa rispetto ai propri limiti e all’incapacità di affrontarli. D: Perché, allora, i fallimenti e le separa- zioni sono in così ampio aumento? R - Credo che possiamo spiegarci la ragione del fallimento di molti rapporti di coppia che, secondo
questo modello disfunzionale, si basano sulla ge- rarchia dei ruoli che spinge ad attribuire sempre una scala di valori a ciascuno dei comportamenti dell’altro. In questo modello disfunzionale il “termometro” del rapporto diventia- mo noi stessi (non la coppia e neanche l’amore) assumiamo atteggiamenti autoreferenziali e di giu- dizio che poco spazio lasciano all’altro il quale, pur- troppo, vive ed esiste solo all’interno di un recinto di pre-concetti basati su un fantomatico ed illusorio pensiero dominante, appartenente alla nostra peggiore storia moderna, ancora impregnata di giudizi e di discriminazioni. In questa logica ci si espone anche, inavvertitamente, al rischio di con- durre una vita di coppia basata sulla pre- occupazione di ciò che “pensano gli altri” (questi “altri” che spesso percepiamo come porta- tori della “cultura” sulla quale, spesso, basiamo an- che la nostra autostima). Poi ci accorgiamo che, spesso, questi “altri” non sono altro che le compo- nenti di una “certa” società che condivide lo stesso schema “malato” di relazione interpersonale. Ecco che la separazione, il divorzio, e qualsiasi altra for- ma di rottura e di evitamento “dell’altro”,del “di- verso da sé”, diventa una facile via di fuga per evitare di affrontare il problema della relazione e, quindi, di risolverlo. D: Genitalità e Sessualità, non sono sino- nimi? R: La mia personale visione è che occorra affidarsi ad un sano supporto che può trovarsi nella peda- gogia della relazione e della coppia che propone un impianto epistemologico del tutto di- verso e che, quindi, si sposta dalla considera- zione della genitalità a quella della sessualità. A questo proposito è determinante comprendere che la genitalità è una dimensione strettamente le- gata all’aspetto organicistico e biologico della no- stra esistenza e pertanto, basare la propria relazione interpersonale su questa “carta di identi- tà”, mortifica i sentimenti e le emozioni che vengono espresse dal corpo ma non risie- dono in esso. Occorre, quindi, entrare in pieno nella più alta dimensione della sessualità do- ve”il maschio diventa uomo”, la “femmina
diventa donna” ed entrambi diventano “persone”. D: La pedagogia della famiglia in che mo- do può aiutare le coppie che si trovano in questo momento difficile? R: La pedagogia della famiglia ci insegna che, in questa nuova dimensione, le differenze tra i sessi costituiscono importanti occasioni per apprendere e comprendere (cum-prendere ovve- ro prendere con sé)“l’altro” inteso come OP- PORTUNITA’. In questo modo il “diverso da me” diventa la mia realizzazione persona- le ed anche il mio patrimonio poiché in es- so risiedono quegli elementi emotivi, culturali, sociali, sentimentali ed anche fi- sici che io non ho. Nasce, così, la logica del “noi” che tra- scende la logica “dell’io” e del “ tu”, supe- randola positivamente irreversibile. Il noi come completamento dell’io. Credo che occorra superare la logica secondo la quale la diversità sia un pericolo laddove, invece, la diversità può rappresentare una grossa opportunità per ciascuno di noi se solo riuscis- simo a cambiare la cultura e gli strumenti con i quali percepiamo “l’altro” che dob- biamo imparare a percepire come il “sog- getto” protagonista e custode del nostro amore e non più solo come “oggetto” ov- vero semplice destinatario dei nostri sen- timenti. In questa logica tutto acquista valore: il rapporto interpersonale, il dialogo, il senso di uguaglianza, la reciprocità, l’essere “qualcuno” per gli altri, l’esse- re educatori di noi stessi e quindi anche di even- tuali figli, anche la propria intimità fisica non è più solo rapporto genitale ma diventa rapporto sessuale che implichi, cioè, una con- creta partecipazione affettiva ed emotiva e che presupponga anche la SCELTA INTE- RIORE LIBERA E INCONDIZIONATA del par- tner responsabilità conseguenti che tale scelta comporta e che ogni persona matura deve sapersi assumere. Non bisogna più chiedersi, quindi: “ cosa
può fare l’altro per me”? Ma, occorre piut- tosto chiedersi: “cosa posso fare io per l’al- tro” : Paradossalmente questo rappresenta il miglior modo per fare qualcosa per sé. D- Basta questo per garantirsi una vita di coppia felice? R - È ovvio che questa nuova dimensione, dalla quale spesso è più facile fuggire che incarnarsi, non può garantire, di per sé, l’armonia e la tenuta di una coppia (non basta solo questo infatti)ma, certamente, può assicurare un vissuto intenso, au- tentico, responsabile, concreto e veritiero e, quindi, può certamente rappresentare il presupposto essenziale per una rieducazione familiare ed affettiva che possa offrire autentici mo- menti di gioia e di armonia. Ovviamente la crisi della coppia e della sessualità vanno affrontate in un percorso di pedagogia della famiglia e di rieduca- zione alla pro-socialità, chiedendo aiuto a professionisti esperti e qualificati che pos- sono aiutarci concretamente attraverso un progetto di mediazione familiare, di auto- consapevolezza, e di rieducazione alla vi- ta “pedagogia dell’esistenza” che non è “pedagogia dell’esistente” e che, se vissuta con impe- gno, può davvero rappresentare una con- creta occasione per condurci verso una reale rinascita del rapporto.