Sessualità, genere, identità: dove può iniziare la crisi di coppia
D: È plausibile pensare che i problemi della relazione nella coppia possano nascere da una sessualità mal vissuta?
Risposta. Occorre partire dal presupposto che le differenze sessuali, di genere e di identità, (maschio/femmina) spesso possono interpretate, erroneamente, come ostacoli da superare per riuscire a vivere, in pieno, quella relazione di amore che, nella coppia, parte dall’io per dirigersi verso il tu (reciprocità). Secondo questa insana logica (purtroppo ben radicata nella storia della nostra società)la sessualità e le relazioni di coppia vengono vissute come una sorta di specchio che metaforicamente riflette la nostra genitalità nei rapporti interpersonali laddove "il maschio", per le sue caratteristiche fisiche e strutturali, sarebbe estroflesso e proiettato verso la donna che, morfologicamente, dal punto di vista "genitale" rappresenta simbolicamente "l’accoglienza", ovvero colei che" riceve". Purtroppo questo schema morfo-biologico non può sempre essere applicato alle relazioni interpersonali che non sono sempre "fisiologicamente" complementari. Quando questo modello interpersonale "inadeguato" , purtroppo, si esprime in ogni ambito del rapporto di coppia (discorsi, affermazioni, relazioni quotidiane, educazione della prole, etc)crea inevitabilmente individualismi, gerarchie e scale di valori che non fanno bene a nessuno se non al nostro "EGO" espanso. Anche la sessualità , ovviamente, ne risente fortemente e così ogni ulteriore forma di "espressione del proprio se". Il dialogo e il rapporto rischiano di trasformarsi in competizione, in uno "scontro tra identità" a cui , spesso, deve necessariamente conseguire una fuga nella separazione che talvolta, quando non è palesemente una soluzione inevitabile, può rappresentare anche una resa rispetto ai propri limiti e all’incapacità di affrontarli.
Perché i fallimenti e le separazioni sono in aumento
Domanda. Perché, allora, i fallimenti e le separazioni sono in così ampio aumento? R - Credo che possiamo spiegarci la ragione del fallimento di molti rapporti di coppia che, secondo questo modello disfunzionale, si basano sulla gerarchia dei ruoli che spinge ad attribuire sempre una scala di valori a ciascuno dei comportamenti dell’altro. In questo modello disfunzionale il "termometro" del rapporto diventiamo noi stessi (non la coppia e neanche l’amore) assumiamo atteggiamenti autoreferenziali e di giudizio che poco spazio lasciano all’altro il quale, purtroppo, vive ed esiste solo all’interno di un recinto di pre-concetti basati su un fantomatico ed illusorio pensiero dominante, appartenente alla nostra peggiore storia moderna, ancora impregnata di giudizi e di discriminazioni. In questa logica ci si espone anche, inavvertitamente, al rischio di condurre una vita di coppia basata sulla preoccupazione di ciò che "pensano gli altri" (questi "altri" che spesso percepiamo come portatori della "cultura" sulla quale, spesso, basiamo anche la nostra autostima). Poi ci accorgiamo che, spesso, questi "altri" non sono altro che le componenti di una "certa" società che condivide lo stesso schema "malato" di relazione interpersonale. Ecco che la separazione, il divorzio, e qualsiasi altra forma di rottura e di evitamento "dell’altro",del "diverso da sé", diventa una facile via di fuga per evitare di affrontare il problema della relazione e, quindi, di risolverlo.
Genitalità e sessualità: una distinzione necessaria
Domanda. Genitalità e Sessualità, non sono sinonimi?
Risposta. La mia personale visione è che occorra affidarsi ad un sano supporto che può trovarsi nella pedagogia della relazione e della coppia che propone un impianto epistemologico del tutto diverso e che, quindi, si sposta dalla considerazione della genitalità a quella della sessualità. A questo proposito è determinante comprendere che la genitalità è una dimensione strettamente legata all’aspetto organicistico e biologico della nostra esistenza e pertanto, basare la propria relazione interpersonale su questa "carta di identità", mortifica i sentimenti e le emozioni che vengono espresse dal corpo ma non risiedono in esso. Occorre, quindi, entrare in pieno nella più alta dimensione della sessualità dove"il maschio diventa uomo", la "femmina diventa donna" ed entrambi diventano "persone".
Il contributo della pedagogia della famiglia
Domanda. La pedagogia della famiglia in che modo può aiutare le coppie che si trovano in questo momento difficile?
Risposta. La pedagogia della famiglia ci insegna che, in questa nuova dimensione, le differenze tra i sessi costituiscono importanti occasioni per apprendere e comprendere (cum-prendere ovvero prendere con sé)"l’altro" inteso come OPPORTUNITA’. In questo modo il "diverso da me" diventa la mia realizzazione personale ed anche il mio patrimonio poiché in esso risiedono quegli elementi emotivi, culturali, sociali, sentimentali ed anche fisici che io non ho. Nasce, così, la logica del "noi" che trascende la logica "dell’io" e del " tu", superandola positivamente irreversibile. Il noi come completamento dell’io. Credo che occorra superare la logica secondo la quale la diversità sia un pericolo laddove, invece, la diversità può rappresentare una grossa opportunità per ciascuno di noi se solo riuscissimo a cambiare la cultura e gli strumenti con i quali percepiamo "l’altro" che dobbiamo imparare a percepire come il "soggetto" protagonista e custode del nostro amore e non più solo come "oggetto" ovvero semplice destinatario dei nostri sentimenti. In questa logica tutto acquista valore: il rapporto interpersonale, il dialogo, il senso di uguaglianza, la reciprocità, l’essere "qualcuno" per gli altri, l’essere educatori di noi stessi e quindi anche di eventuali figli, anche la propria intimità fisica non è più solo rapporto genitale ma diventa rapporto sessuale che implichi, cioè, una concreta partecipazione affettiva ed emotiva e che presupponga anche la SCELTA INTERIORE LIBERA E INCONDIZIONATA del partner responsabilità conseguenti che tale scelta comporta e che ogni persona matura deve sapersi assumere. Non bisogna più chiedersi, quindi: " cosa può fare l’altro per me"? Ma, occorre piuttosto chiedersi: "cosa posso fare io per l’altro" : Paradossalmente questo rappresenta il miglior modo per fare qualcosa per sé. D- Basta questo per garantirsi una vita di coppia felice? R - È ovvio che questa nuova dimensione, dalla quale spesso è più facile fuggire che incarnarsi, non può garantire, di per sé, l’armonia e la tenuta di una coppia (non basta solo questo infatti)ma, certamente, può assicurare un vissuto intenso, autentico, responsabile, concreto e veritiero e, quindi, può certamente rappresentare il presupposto essenziale per una rieducazione familiare ed affettiva che possa offrire autentici momenti di gioia e di armonia. Ovviamente la crisi della coppia e della sessualità vanno affrontate in un percorso di pedagogia della famiglia e di rieducazione alla pro-socialità, chiedendo aiuto a professionisti esperti e qualificati che possono aiutarci concretamente attraverso un progetto di mediazione familiare, di autoconsapevolezza, e di rieducazione alla vita "pedagogia dell’esistenza" che non è "pedagogia dell’esistente" e che, se vissuta con impegno, può davvero rappresentare una concreta occasione per condurci verso una reale rinascita del rapporto.