Ai Docenti,
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Ai Soci A.N.I.Ped.,
A tutti gli interessati alle Relazioni di aiuto alla Persona

Dalla clinica della relazione alla Pedagogia della Totalità

(Riflessioni sulla pedagogia sanitaria, sulla storia, sulla clinica, sul concetto di “cura” nel servizio alla persona, sulla scuola e l’educazione, e sui metodi)

A cura della Prof.ssa Enza Sidoti – Ricercatore (M-PED/01) in Scienze Psicologiche, Pedagogiche, dell’Esercizio Fisico e della Formazione presso l’Università degli Studi di Palermo

Con immenso piacere desidero parteciparVi una riflessione scientifica della Professoressa Enza Sidoti, Ricercatrice attiva presso l’Università degli Studi di Palermo, che ha voluto onorare in primis la pedagogia come “scienza” attiva e contestualmente ha voluto, bontà Sua, incontrare l’On. Nicola Bellisario – pedagogista ed educatore italiano.

Nella riflessione che segue, dopo alcuni indifferibili ed essenziali cenni storici, la Professoressa approfondisce anche il concetto di “totalità” della persona umana ed il contributo che la pedagogia può offrire a tutti ed a ciascun Cittadino.

Per tutto questo ringrazio Enza Sidoti, ancora una volta a sei anni di distanza…..!

La pedagogia come scienza al servizio della persona

La pedagogia è una scienza in quanto costituita da un organico sistema di saperi; il destinatario dei suoi prodotti teorici e pratici è l’Uomo, cioè il soggetto agente e nel contempo anche oggetto primario delle pratiche educative. Egli è il destinatario di questa scienza e, pertanto, il fine di tutta la ricerca pedagogica.

Per fare questo la pedagogia in primo luogo: rivisita e rielabora modelli di intervento già proposti e/o attuati; esamina e valuta risorse, strumenti e contesti già disponibili per progettare e attuare un intervento educativo.

Le radici otto-novecentesche del rinnovamento pedagogico

Intorno alla seconda metà dell’ottocento si inizia a tradurre l’intervento educativo in termini di scienza applicata per dare regole ad una metodologia educativa.

Si diffondono le teorie pedagogiche (da Pestalozzi, a Frobel, Dewey, Decroly, Montessori), che delineano percorsi di un rinnovamento pedagogico rivoluzionario. Si riscopre Rousseau come padre di un processo educativo risultante dalla interazione fra le caratteristiche di chi si educa e dagli stimoli esercitati dall’ambiente. Rousseau teorizò un programma pedagogico basato sul concetto di “educazione preventiva”, ossia di un’educazione che non inculca alcuna virtù, ma previene il vizio; non insegna la verità, ma preserva dall’errore consentendo il libero sviluppo della personalità. Le teorie di Rousseau ebbero una notevole influenza sul successivo Romanticismo.

L’educazione romantica si preoccupa sì della formazione individuale della persona umana, ma non dimentica che ciascun uomo, con la sua libertà e la sua individualità, è parte di un ambiente sociale al quale ognuno porta contributo d’elevazione nella misura in cui è onesto, laborioso e perfetto nella sua umanità. Uno dei punti più alti della riflessione sulla pedagogia come scienza si ebbe tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento.

L’attivismo pedagogico e l’esperienza come metodo

L’attivismo pedagogico che ebbe origine alla fine del XIX secolo è un metodo educativo che parte dalla concezione del bambino come soggetto attivo e protagonista nei processi di apprendimento.

La nuova pedagogia attiva deve abbandonare ogni contenuto prefissato e mirare invece al metodo. L’insegnante non deve imporre valori, ma deve favorire la ricerca e lo sviluppo delle capacità critiche. In particolare, se l’alunno è riuscito a scuola ad acquisire il desiderio e la capacità di apprendere, conserverà queste abilità per tutta la vita e continuerà ad apprendere in tutte le situazioni (oggi si direbbe: imparare ad imparare, e di conseguenza imparare lungo l’intero arco della vita – long life learning).

La pedagogia di Dewey è centrata sul principio pedagogico fondamentale che si apprende facendo (learning by doing). Il fulcro di tutta la sua pedagogia è proprio l’introduzione del concetto di esperienza. Le scuole nuove che egli promuove, oltre a dedicare particolare attenzione allo sviluppo affettivo degli allievi, propongono un apprendimento attivo fondato sull’esperienza diretta.

Montessori, Dewey e la centralità dell’esperienza educativa

Naturalmente quanto detto sin qui vale anche per l’educatore: egli stesso deve continuamente imparare dall’esperienza ed è in nome della sua superiore esperienza che è capace di guidare i giovani, senza ledere la loro libertà. Molto vicino alle idee di Dewey sarà il metodo Montessoriano. Per la Montessori il fanciullo è essenzialmente un essere attivo, il quale racchiude in sé energie creative e disposizioni affettive, spesso represse dalle strutture educative volute dagli adulti. L’educatore deve porsi come scopo fondamentale quello di creare le condizioni che permettano l’estrinsecarsi di tali energie.

Il concetto di esperienza, quale momento fondamentale del processo educativo, è anche per la Montessori condizione ineliminabile per lo sviluppo del bambino. Per far questo è necessario un ambiente ben preparato ed educatori pronti ad aiutare il processo di crescita. Lei si soffermava ad osservare i bambini per verificare ciò che erano in grado di fare se lasciati liberi di agire all’interno di un contesto dato, ricco di determinati stimoli. Inseriva poi situazioni specifiche di stimolazione allo scopo di analizzare i progressi che i bambini facevano sulla base dell’esperienza. Anche nella pedagogia montessoriana è privilegiato il fare: il bambino comprende attraverso l’azione e, nello stesso tempo, l’azione costituisce la manifestazione esterna del pensiero.

Anche Maria Montessori individua un rapporto di causa-effetto fra esperienza ed educazione. Lo sviluppo dei sensi è quindi fondamentale affinché la concatenazione di esperienze susseguenti diano la possibilità al bambino di sviluppare tutte le sue potenzialità.

Herbart, Durkheim e l’educazione tra individuo e società

Johann Friedrich Herbart è figura rappresentativa della filosofia europea nella prima metà del sec. XIX. Herbart attribuisce un enorme valore all’educazione. Egli pone, infatti, il problema della pedagogia come disciplina scientifica, rivolgendo una critica alle posizioni di Rousseau, in quanto Herbart cerca il collegamento tra natura e società nella moralità, attribuendo alla scienza dell’educazione (pedagogia) un collocamento tra l’etica come fine dell’educazione e la psicologia come mezzo necessario a realizzarla.

Durkheim dà maggior peso all’educazione impartita dalla società e vede l’uomo immerso in una realtà sociale che su di lui influisce. Per Durkheim i processi dell’educazione sono soggetti a leggi riferibili a quelle che governano la natura. La pedagogia può affermarsi come scienza perché fa riferimento a fatti osservabili e che si possono classificare in maniera oggettiva. È la società a dettare dall’esterno i percorsi dell’educazione per l’adattamento sociale. Mialaret condivide il pensiero di Durkheim circa le possibilità scientifiche dell’educazione ma le associa a più scienze: oltre alla sociologia e alla psicologia, indica come scienze dell’educazione anche quelle demografiche, economiche, biologiche, storiche e tutte quelle che hanno rapporti con i fenomeni educativi. Esse, assieme al comune obiettivo, ne consentono il raggruppamento in un sistema organico.