LA PEDAGOGIA DELLA LIBERTA’ riflessioni sul concetto di libertà delle pratiche educativo-pedagogiche e psicopedagogiche

http://www.eduforunity.org/ realizzato a Bologna e Benevento il 6 novembre 2008 che desidero

condividere con Voi insieme ad una mia personale riflessione nel merito, riattualizzando i concetti

espressi in questo delicato periodo della nostra vita nel quale, soprattutto i “divieti” e le

“prescrizioni” imposte dall’epidemia del covid-19, possono dar luogo a sentimenti di frustrazione e

di senso di deprivazione delle “libertà” personale.

Il primo contributo che riporto è il seguente:

In questa riflessione ci soffermeremo sulla libertà e sulla volontà, sullo strettissimo, imprescindibile legame tra queste due dimensioni umane, punti nodali dell’educazione. intrinsecamente pedagogico, fondamento, fine e mezzo Quello di “libertà” è un concetto dell’educazione stessa, condizione metodologica che sta alla base di ogni processo d’apprendimento, di realizzazione personale e sociale. Libertà, quindi, come stato e atto proprio della coscienza, il suo dinamismo più autenticamente umano[1].

Infatti, se viene negata la libertà come atto coscienziale[2], non restano che il crudo determinismo bio-psichico come unico regolatore del comportamento umano[3], il semplice spontaneismo legato al “principio di piacere” o l’alienante socializzazione di un potere tecnocratico senza volto[4]. Si tratta di rischi per molti versi legati alla nostra attuale condizione postmoderna che, non riuscendo ad innalzarsi “oltre” i suoi stessi frammenti, non può spiegarsi, né spiegare e promuovere quell’ “attività della coscienza” che è sforzo coerente e intenzionale[5] di pensiero, di ricerca di un ordine intelligibile, riguardante sé e il mondo.

Ne consegue che non si può aspirare ad essere liberi se non si vuole esserlo, se non ci si

pongono delle mete o non si fanno i passi necessari per raggiungerle[6].

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Questo ci introduce al concetto di volontà. Limitandoci all’uso di questo termine nel linguaggio corrente, si può vedere come in passato sia stato usato come sinonimo di “volontarismo”[7], come dominio della volontà sull’intelletto, tanto da credere che “basti volere”[8]. Oggi “volontà” è percepita spesso in senso negativo, associata a “costrizione”, autoritarismo; di conseguenza, anche “libertà” viene identificata piuttosto con “desiderio”, “piacere”, “sensazione”. Noi crediamo, invece, che occorra ritornare a parlare della volontà, di questa fondamentale capacità umana, da cui dipendono le opzioni di valore e di decisione[9]. In pratica, volontà come atto di libertà[10].

Si comprende così che l’espressione di Chiara Lubich (con la prassi di vita che ne è seguita) “cedere liberamente la propria volontà” non significa una passiva sudditanza o un irresponsabile abbandono di qualsiasi iniziativa personale o sociale, ma libera risposta ad un Ideale, ad un Progetto condiviso o a una Persona di cui ci fidiamo. Un percorso in positivo, che non è solo cammino di fede[11], ma di autentica realizzazione umana, che non può prescindere dalla ragione e dalla libertà[12] del singolo.

Il primo compito dell’autorità educativa, perciò, non è quello di comandare, ma “di far amare la legge legge giusta”[14]. Infatti, libertà spirituale[13]nell’esecuzione della e di far conquistare “l’eccellenza dell’uomo, il bene proprio dell’uomo, è precisamente fare ciò che è giusto per il fatto che egli è libero.”[15].

Scrive a questo proposito Bernard Lonergan: “Mentre un’etica della legge riguarda regole di condotta (“non fare questo”, “non fare quello”), un’etica della realizzazione rivela che c’è il mondo e che, all’interno di esso, c’è qualcosa da fare per me”. Essa include l’idea di vocazione, come orientamento e ricerca intelligente, di fedeltà al bene. In questo senso, “un’etica della realizzazione è più positiva di un’etica della legge”[16].

Il binomio libertà-volontà, quindi, rappresenta lo sfondo su cui si colloca l’azione educativa stessa, poiché “la prima condizione per essere libero è di volerlo”[17], una dimensione che rimanda al concetto di “auto-appropriazione” e “autoconsapevolezza” dei propri dinamismi emotivi, di pensiero e di coscienza.

Ecco che, cari colleghi, in questo punto mi pare opportuno precisare e sottolineare quanto la

libertà non sia una condizione “subìta” ma una condizione “scelta” attraverso la volontà. Una volontà

che si orienta al bene comune all0interno della quale è intrinseco il bene anche di noi stessi. È un

“autoconsapevolezza” dei propri dinamismi emotivi, di pensiero e di coscienza.

Quale libertà maggiore, quindi, se non quella di esprimere sé stessi attraverso la volontà

orientata ad uno scopo? Se la volontà presuppone una scelta, questa include la libertà di poterla

effettuare e, cioè, autoderminare anche il “senso” verso il quale tale scelta deve e può esprimersi (la

direzione). Ciò avviene attraverso un arbitrio libero e, aggiungerei, consapevole. La libertà orientata

dalla volontà, quindi, è espressione della nostra autonomia dai condizionamenti esterni ed esteriori

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del consumismo ponendoci in una condizione di un costante “poter scegliere”. La scelta, quindi,

diventa concreto esercizio della libertà. La non scelta, al contrario, è la marea del pensiero liquido

che ci condiziona limitando la nostra libertà.

Continua l’articolo: Una strada che per ogni uomo equivale ad una chiamata all’essere, alla sua unità[18], al pieno compimento della vita, che per esser tale implica una direzione, un orientamento e una risposta responsabile verso il “dover essere”[19]. Non un’azione puramente intellettuale, astratta, o solo emotiva[20], ma che coinvolga l’essere intero, la sua giusta “passionalità”[21], la sua intelligenza e ricerca di senso, la sua relazionalità più autentica, quale espressione dell’amore iscritto nel DNA di ogni persona.

La volontà, perciò, è un atto complesso, di per sé non automatico. È un lungo cammino di tutta la vita, che richiede rinnovato esercizio, adeguati incoraggiamenti e verifiche.

È stato prima sottolineato il binomio che lega volontà e libertà di scelta, ma esso non sarebbe di per sé spiegabile se, a sua volta, la volontà non fosse vista nella sua intima compenetrazione con lo sviluppo della motivazione, che riguarda le modalità educative attraverso cui promuovere la coscienza e lo sforzo di tutto l’essere alla ricerca di un senso e di un compimento. Un percorso di crescita interiore non certo facile, irto di incertezze, di errori e di adattamenti, di fatica. Esso si configura prima di tutto come sollecitazione e potenziamento della coscienza, vista nella sua triplice dimensione: come conoscenza-coscienza di sé, come conoscenza della realtà fuori di sé e come “adesione a ciò che è degno”, verso ciò che è Bene[22].