Chi è il pedagogista
La legge 15 aprile 2024, n. 55 definisce il pedagogista come specialista dei processi educativi. Opera con autonomia scientifica e responsabilità deontologica e svolge funzioni di coordinamento, consulenza e supervisione pedagogica per progettare, gestire, verificare e valutare interventi educativi, formativi e pedagogici.
La sua competenza riguarda la persona per tutto il corso della vita. Il lavoro pedagogico può essere rivolto al singolo, alla coppia, alla famiglia, ai gruppi, alle organizzazioni e alla comunità. Il suo punto di osservazione è il modo in cui la persona apprende, cresce, costruisce relazioni, affronta i passaggi della vita e utilizza le risorse presenti nei propri contesti.
Questa guida muove da un principio che Gian Luca Bellisario considera fondamentale per la dignità della professione pedagogica e della pedagogia clinica: l’apprendimento modifica il comportamento e il pedagogista è l’esperto dei processi di apprendimento. Ne discende che, lavorando sull’apprendimento con strumenti educativi, il pedagogista agisce per favorire il miglioramento del comportamento nella vita di ogni persona: nelle abitudini e nelle routine, nello studio e nel lavoro, nelle relazioni e nelle scelte. In questo senso, e non soltanto in questo, il pedagogista può aiutare persone di ogni età, con o senza una patologia, perché si rivolge alle aree di educabilità della persona, che restano aperte in qualunque situazione della vita. La L. 55/2024, del resto, ne riferisce gli atti ai bisogni educativi manifestati dal bambino e dall’adulto nei processi di apprendimento (art. 1, comma 1).
Cosa fa concretamente
Il pedagogista parte dalla domanda della persona e la traduce in un progetto educativo verificabile. In relazione al bisogno e al contesto può:
- raccogliere la storia educativa e analizzare la domanda;
- osservare e valutare pedagogicamente bisogni, risorse, apprendimenti e relazioni;
- progettare interventi educativi individualizzati;
- accompagnare difficoltà scolastiche, evolutive, familiari e relazionali;
- condurre percorsi di cura pedagogica e di educazione alla salute mentale;
- sostenere la genitorialità e la qualità delle pratiche educative;
- offrire orientamento scolastico e professionale;
- coordinare, monitorare e supervisionare servizi e interventi con valenza educativa;
- svolgere formazione, ricerca e consulenza tecnico-scientifica;
- operare in ambito forense come CTU o CTP nel processo civile e, quando il quesito richiede competenze pedagogiche, come perito o consulente tecnico nel procedimento penale.
Gli strumenti utilizzati sono pedagogici: colloquio, osservazione, analisi dei contesti, ricostruzione dei processi educativi, progettazione, monitoraggio e verifica degli interventi.
A chi si rivolge
Ci si può rivolgere al pedagogista in ogni età della vita. L’intervento può riguardare bambini e adolescenti con difficoltà scolastiche o relazionali, adulti che attraversano transizioni e disorientamento, genitori che desiderano comprendere meglio i bisogni dei figli, coppie e famiglie alle prese con problemi educativi, scuole, servizi e organizzazioni.
In presenza di DSA, ADHD, autismo, disabilità, ansia, depressione, panico o altre condizioni cliniche, il pedagogista può intervenire sugli aspetti educativi, di apprendimento, relazionali, adattivi e contestuali. In questi casi il lavoro pedagogico conserva il proprio oggetto ed è anche educazione alla salute mentale; quando la situazione lo richiede, procede insieme ai percorsi psicologici o sanitari.
Dove può operare
Il pedagogista può esercitare come libero professionista o come dipendente, nei servizi pubblici e privati. La legge indica in particolare i comparti educativo, sociale, scolastico, formativo, penitenziario e socio-sanitario; in quest’ultimo la sua competenza riguarda gli aspetti socio-educativi. Lavora quindi anche in ospedali, aziende sanitarie, IRCCS, cooperative e associazioni, portando nell’équipe la competenza pedagogica.
Nel settore giudiziario offre una lettura specialistica dei bisogni educativi, delle funzioni genitoriali educative osservabili e dei contesti di crescita, entro il quesito ricevuto e con gli strumenti propri della pedagogia.
Gli atti propri di ciascuna professione
Pedagogista, psicologo, psicoterapeuta e medico possono incontrare la stessa persona e la stessa sofferenza. Ciascuno vi interviene con gli atti che la legge gli riconosce:
- il pedagogista usa strumenti conoscitivi, metodologici e di intervento per la prevenzione, l’osservazione pedagogica, la valutazione e l’intervento pedagogico sui bisogni educativi manifestati dal bambino e dall’adulto nei processi di apprendimento (L. 55/2024, art. 1), anche attraverso percorsi di cura pedagogica e di educazione alla salute mentale;
- lo psicologo utilizza gli strumenti della professione psicologica per la prevenzione, la diagnosi, le attività di abilitazione-riabilitazione e di sostegno in ambito psicologico (L. 56/1989, art. 1);
- lo psicoterapeuta, psicologo o medico con specializzazione almeno quadriennale, svolge la psicoterapia (L. 56/1989, art. 3);
- il medico (per i disturbi mentali, lo psichiatra o il neuropsichiatra infantile) formula la diagnosi clinica e prescrive le terapie, anche farmacologiche; le professioni sanitarie della riabilitazione, come il logopedista, svolgono gli interventi riabilitativi di loro competenza.
La distinzione riguarda strumenti, atti, obiettivi e responsabilità. Il pedagogista e lo psicologo possono rivolgersi agli stessi destinatari e alla stessa situazione umana, formulando domande professionali diverse e, quando utile, lavorando in modo coordinato; ciascuno orienta la persona verso l’altro quando la domanda lo richiede. Per approfondire il rapporto tra le professioni è disponibile l’articolo Pedagogista e psicologo: differenze, competenze e quando rivolgersi.
Quando rivolgersi al pedagogista
Il pedagogista è indicato quando occorre lavorare su educazione, apprendimento, orientamento, autonomia, relazioni familiari, pratiche genitoriali, adattamento ai passaggi della vita, partecipazione sociale o progetto personale. Questi bisogni possono esistere anche dentro esperienze di ansia, depressione, panico, lutto, isolamento o crisi: sono dimensioni reali della vita e della salute, anche mentale, della persona, sulle quali il pedagogista interviene con competenza propria. Su queste dimensioni della salute mentale si sofferma l’articolo La salute mentale si può educare.
Come inizia un percorso
Il primo colloquio serve a comprendere la domanda, ricostruire il contesto e individuare il percorso più adatto. Quando il percorso è pedagogico, si condividono obiettivi, modalità, tempi e criteri di verifica. Se emerge la necessità di un altro intervento, in sostituzione o in parallelo, la persona viene orientata verso il professionista pertinente, così come psicologi e medici orientano al pedagogista quando riconoscono bisogni educativi.